Il rinnovarsi delle cose che cambiano

  













  By F. Guzzardi

Sono le cose che cambiano, hanno il senso della memoria, si cibano di illusioni e delle cose che restano, sono le appendici dell'io genetico, che ci porta ad errare sempre. Questo e` un estratto di una memoria degli emigranti Italiani in America ma potrebbe essere anche un altro popolo, uno a caso, Siriano, Palestinese o altro. E` un pezzo di una vecchia storia, troppo vecchia, gia` dimenticata e rinnovata in altre salse, piu` moderne , adatte al ciclo della vita.

Nella storia e geografia (anche per uso scolastico) scritta
da un certo Hendrick Villen Von Loon pubblicata in Filadelfia
nel 1922, si legge: " I greci ebbero i loro rivali. Noi chiamiamo
romani questi rivali. Ora voi li vedete ogni giorno. Essi non conquistano
più il mondo come i loro antenati ma sono sporchi e lavorano nelle  ferrovie o vendono le banana e le nocciuole."
Una professoressa della "Western Review" dette ai suoi scolari il seguente tema: "Enumerate le ragioni dell'inferiorità degli Italiani agli Americani."
Un ufficiale della città di Cleveland, invitato a parlare in
una chiesa disse: "I violatori della legge della proibizione (delle
bevande alcooliche) sono per la maggior parte italiani. Io caricherei
questa gente su vapori e li affonderei in alto mare."

E di esempi simili se ne potrebbero citare a centinaia !
A tutto questo si aggiunge la ragione etnica profonda dell'invidia,
e molte volte dell'odio, di cui è circondato l'Italiano in
America, e che risale al carattere stesso cosmopolita della popolazione
del paese. 
Gli Stati Uniti non possono ancora accampare
una razza propria. Solo oggi van facendo sforzi ciclopici per formarsi
una nazionalità tipica, tutta sua. Popoli d'ogni stirpe e
nazione son qui venuti, e continuano a venire. Finora il paese è
stato campo di gigantesche competizioni di razze. Dai vari  connubi
sorge la presente generazione di questo paese ove la popolazione,
americanizzata a mezzo degli sforzi del Governo, ha finora
cercato di escogitare leggi e di dettare ordini tali da mantenere
la compagine nazionale e, nello stesso tempo, di non urtare
gl'interessi, la suscettibilità e la sentimentalità dei popoli
dalle varie razze.

In una popolazione così fatta di mescolanze, il più forte è
quello che vince e che domina. L'imposizione finora venne dettata
per lo più dagli Anglo-Sassoni; da qualche tempo gl'Irlandesi
un giorno disprezzati (come oggi lo sono gl'Italiani) si sono
avanzati seguiti subito dai Tedeschi; anche i Polacchi si affacciano
all'orizzonte della vita pubblica; su di tutti, poi, si stendono
i tentacoli della razza Ebrea che, in questo paese, ha finalmente
trovato l'Eldorado della sua errante vita.
Naturalmente il pregiudizio di razza, l'invidia, il timore, la
ostilità palese ed occulta degli altri popoli che temono il nostro
genio e che scorgono in noi la razza forte sono le influenze
sempre pronte ad esagerare i nostri difetti, ad esporci nella più
sinistra luce, nel mentre che, con deliberata malizia, si ignora o
travisa quel che ci torna a gloria ed onore.
E' una continua opera di "svalutazione" d'ogni cosa, o impresa,
o avvenimento italiano elevato, che si opera, comunque ed
ovunque, ai nostri danni.
La vita dell'Italiano in America, dunque, negli ultimi cinquanta
anni o poco più, è stata tutta una tristissima odissea.
Questa nostra povera emigrazione non registrò nel libro della
sua storia che pagine di dolore. Le più violente esplosioni di
xenofobia della popolazione indigena (che di solito si commuove
fino al delirio per le sofferenze d'un cane, d'un gatto o d'un cavallo)
si abbatterono sui rampolli randagi della razza nostra. E'
incredibile la barbara persecuzione a cui sovente furono fatti
segno, dalla plebe briaca d'odio e di vendetta, ad ogni minimo,
insignificante, stupido pretesto, gl'Italiani.
E' un fatto che la nostra derelitta, eternamente errante popolazione
fu vittima di persecuzione selvaggia, accanita, diuturna:
dai delittuosi avvenimenti di New Orleans, allorché parecchie
diecine di Italiani furono trucidati, al povero operaio angariato,
insultato, battuto, ucciso, nelle miniere, per le campagne,
nelle fabbriche ; dai linciaggi quotidiani negli Stati del Sud,
agli assalti vigliacchi contro il derelitto "guinea", alla caccia feroce
del malcapitato "dago" per le vie popolose delle grandi città,
fino agli sbalorditivi, luttuosi fatti idi West Frankfort, nell'Illinois
— recenti — allorché tutta una Colonia Italiana (in maggioranza
composta di Emiliani e Marchigiani) dovette lasciare
il suo tetto, il suo pane, il suo bestiame, tutte le cose care della
sua vita nuova, sollevare a braccia i suoi malati, le sue donne, i
suoi vecchi, i suoi bambini, e risalire la via del calvario, nel buio,
verso l'ignoto, lasciando dietro di se traccie di sangue, poveri
corpi sbranati dalla canaglia furibonda, che incalzava ancora,
implacabile!... Lo stesso accadde — recentissimamente — a Beaverdale,
Pa.
Ricordiamo che nel 1915 una intera colonia onesta e laboriosa
veniva minacciata di orribile punizione se non lasciava
Bedford, Indiana ; nello Stato del Mississippi i nostri operai nel
1913 vennero fatti segno a crudeli sevizie ed ai fanciulli italiani
veniva perfino proibito, come ai Giapponesi ed ai Cinesi, in California
ed altrove, di frequentare le scuole pubbliche. Un connazionale
che osò alzare la voce, protestando, fu impiccato!

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