I due fattori x Italiani



by FGuzzardi
I sindacati sono uno dei maggiori artefici della disoccupazione in Italia,mi sembra ovvio e chi non se ne accorge non ha occhi per vedere ma un altro motivo che alimenta la distorsione della realta` italiana e` senz'altro la chiesa cattolica. Il vaticano ha le mani in pasta in tutti i settori della vita del "bel paese": dalle scuole agli istituti bancari. Niente di nuovo per nessuno certamente ma la cosa piu` sconcertante e` questa assuefazione a  due cancrene che strangolano la vita e l'economia degli Italiani.
I vari governi di destra,sinistra hanno stretto alleanza da sempre con questi due istituzioni,certi dell'importanza in termini di voti dei seguaci .
"Diamo al popolo quello che vogliono!",ecco il riassunto dell'operato dei due fattori x ,"Volete che ci battiamo per il vostro posto di lavoro?"
E chi se ne frega se questo costera` la chiusura dell'azienda e la perdita di ulteriori posti di lavoro!
Daremo un'educazione ai vostri figli nella fede del vero dio!
Ecco cosa succede : i vari governanti avranno i voti da queste categorie istruite a dovere,i sindacati avranno i loro grassi salari (provenienti dalla busta paga dei lavoratori) i teologi continueranno ad appropriarsi della facolta` del pensiero dei bambini che saranno adulti deviati.
Ma come uscire da questo circuito chiuso?

CGL,Cisl,Uil
Fatturati miliardari. Bilanci segreti. Uno sterminato patrimonio immobiliare. E organici colossali, con migliaia di dipendenti pagati dallo Stato. I sindacati italiani sono una macchina di potere e di denaro. Temuta perfino dai partiti,continuano a promettere bilanci consolidati, tranne poi guardarsi bene dal metterli nero su bianco. Forse perché i numeri racconterebbero come le organizzazioni dei lavoratori, difendendo con le unghie e con i denti una serie di privilegi più o meno antichi, si siano trasformate in autentiche macchine da soldi. Con il benestare di un sistema politico giunto ai minimi della popolarità e spaventato dalla loro capacità di mobilitazione. Che a sua volta dipende proprio, in grandissima parte, da un formidabile potere economico alimentato a spese della collettività: se c'è un problema di costi della politica, allora il discorso vale anche per il sindacato.Nel 1990, Cgil, Cisl e Uil sono stati capaci di ottenere dal parlamento una legge che concede loro addirittura la possibilità di licenziare i propri dipendenti senza rischiarne poi il reintegro, con buona pace dello Statuto dei lavoratori. "È il sindacato che detta tempi e modalità", titolava alcuni anni fa il confindustriale 'Sole 24 Ore', all'indomani dell'accordo sullo scalone pensionistico. Il risultato è che i bilanci dei sindacati, quelli veri, non sono mai usciti dai cassetti dei loro segretari.L'amministrazione si limita a non confermare che il fatturato consolidato di corso d'Italia abbia raggiunto il tetto del miliardo di euro. Nel 1995 Marco Pannella tentò di rompere le uova nel paniere al sindacato, promuovendo un referendum che aboliva la trattenuta automatica dalla busta paga (introdotta nel 1970 con lo Statuto dei lavoratori). Gli italiani votarono a favore. Ma il meccanismo è tuttora vivo e vegeto: salvato, in base a un accordo tra le parti, nei contratti collettivi. Oggi la Cgil dichiara di avere, sparse per tutto il Paese, qualcosa come 3 mila sedi, tutte di proprietà delle strutture territoriali o di categoria. "Non so stimare il valore di mercato di un patrimonio che non conosco ma", afferma l'amministratore della Cgil, "deve trattarsi di una cifra davvero impressionante". La Cisl dichiara addirittura 5 mila sedi, tra confederazione, federazioni nazionali e diramazioni territoriali (pensionati compresi), quasi tutte di proprietà. La Uil è l'unica che ha concentrato il grosso degli investimenti sul mattone in una società per azioni controllata al 100 per cento. Si chiama Labour Uil e ha in bilancio immobili per 35 milioni e 75 mila euro.


Pier Paolo Pasolini :La storia della chiesa è una storia di potere e di delitti di potere”.

Il Vaticano ha  un’estesa rete di ”interlocutori” nei posti chiave delle istituzioni, con i quali si accorda per portare le istanze della Chiesa nel cuore della politica, favorire rapporti e nomine, oliare ingranaggi, garantire coperture, approvare leggi. Ma non solo: a marzo del 2011 si chiede a Bertone di favorire la nomina di Lorenza Lei quale direttore generale della Rai perché ci sono “ostacoli”. Per due ragioni, chiosa l’ex presidente Ior: “la dottoressa Lei avrebbe sussurrato di aver ricevuto assicurazioni che il cardinal Bertone ha ricevuto assicurazioni da Berlusconi sulla sua nomina e questo avrebbe provocato una certa opposizione interna ed esterna” e inoltre ci sarebbe la contrarietà della Lega Nord. A settembre sollecita Corrado Passera, allora in Banca Intesa e solo due mesi dopo ministro dello Sviluppo economico, sul crac del San Raffaele. La banca ha infatti sospeso gli affidamenti all’ospedale di don Luigi Verzè ormai in fallimento ma Passera rassicura: “Tu sai quanto ci teniamo al rilancio del San Raffaele”. Gotti Tedeschi, con email del dicembre 2011, raccomanda ad Angelino Alfano di appoggiare il governo Monti.
Le ennesime rivelazioni ci danno un quadro sconfortante delle istituzioni italiane, ormai assuefatte all’abitudine del clericalismo. La Chiesa cattolica non fa politica, si dice. Infatti si limita direttamente a governare e scrivere le leggi, come è d’uso nei paesi a pensiero unico. Persino ben oltre il Concordato, che già le garantisce enormi privilegi ma che evidentemente non le basta: essendo superato dalla prassi dalle public relations del clericalismo interministeriale. Cambiano i governi, cambiano i pontefici ma il business continua. E sotto l’ombra del “papa povero” gli affari inconfessabili si possono concludere ancora meglio.

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